Perché praticare il karate per riconnettersi con il proprio corpo dopo le violenze?
Inclusione

Sabine Salmon

Direttore — Fight for dignity

Perché praticare il karate per riconnettersi con il proprio corpo dopo le violenze?

10:44·10 gennaio 2025

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Sabine Salmon è direttrice dell'associazione Fight for dignity, creata nel 2017 da Laurence Fischer, tripla campionessa del mondo di karate.

Mentre conclude una bella carriera da atleta, Laurence Fischer si dedica a missioni legate ai valori dello sport e all'educazione attraverso lo sport, in Afghanistan in particolare. In seguito a un incontro con il Dr. Denis Mukwege, noto come “l'uomo che ripara le donne”, si reca nella Repubblica Democratica del Congo, un paese in cui lo stupro è usato come arma di guerra. Scopre la prima casa olistica di supporto per donne vittime di violenza, che offre un accompagnamento globale, sociale, legale e psicologico. Manca però il lavoro sul corpo. Laurence propone di mettere a disposizione di queste donne ciò che conosce, il karate.

Si tratta di un karate adattato, non di autodifesa, ma attraverso il quale si impara a ritrovare e riconnettere il proprio corpo tramite il karate, ma anche tecniche di yoga, meditazione, radicamento e posture. L'asse centrale è il lavoro sul pavimento pelvico. Per un'ora e mezza, le donne vengono guidate a ritrovare progressivamente le loro sensazioni.

Laurence Fischer torna in Francia e crea Fight for dignity nel 2017. In seguito a un altro incontro, integra il suo laboratorio nella Maison des femmes di Saint-Denis, una casa olistica sullo stesso modello di quella in RDC.

“Quando si parla di laboratorio di karate, si pensa subito a laboratori di autodifesa, in cui finalmente queste donne impareranno a difendersi e diventeranno donne forti”, racconta Sabine Salmon. “È piuttosto un approccio inverso, eppure diventeranno comunque donne forti e non guarderanno più a terra, ma dritto davanti a loro.”

Questions fréquentes

  • Il karate adattato proposto da Fight for Dignity è una pratica che mira a riconnettere le donne vittime di violenze con il loro corpo. A differenza dei laboratori di autodifesa, questo approccio si concentra su tecniche semplici di karate, oltre a pratiche di yoga, meditazione e radicamento, con un particolare accento sul lavoro del pavimento pelvico.
Florence Jaillet
Giornalista impact.info
Pubblicato il 10 gennaio 2025

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